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selvaggio disprezzo sulle labbra e ripeté bestemmiando quel terribile nome di Dio sul quale aveva giurato senza mai aver imparato a conoscerlo. "Il mio Dio!" disse. "Fanatico insensato! Io sola sono il mio Dio, io e colui che mi aiuterà a vendicarmi."
Capitolo 56 QUINTO GIORNO DI PRIGIONIA
Milady aveva ottenuto un mezzo trionfo e questo successo raddoppiava le sue forze. Non era difficile vincere, come aveva fatto fino allora, uomini pronti a lasciarsi sedurre e che l'educazione galante della corte faceva rapidamente incappare nel laccio teso loro; Milady era abbastanza bella per non trovar resistenza dal lato dei sensi, ed era abbastanza furba per vincere tutti gli ostacoli dello spirito. Ma questa volta doveva lottare contro una natura selvaggia, concentrata e insensibile a forza di austerità; la religione e la penitenza avevano fatto di Felton un uomo inaccessibile alle solite seduzioni. Egli architettava nella sua testa esaltata piani così vasti, progetti talmente tumultuosi che non vi restava nessun posto per l'amore, per questo sentimento che si nutre di agi e ingigantisce attraverso la corruzione. Milady aveva dunque fatto breccia, con la sua falsa virtù, nell'opinione di un uomo orribilmente prevenuto contro di lei, e, con la sua bellezza, nel cuore e nei sensi di un uomo casto e puro. Infine, grazie a questa esperienza fatta sul soggetto più ribelle che la natura e la religione potessero sottoporre al suo studio, aveva offerto a se stessa la misura esatta dei suoi mezzi, ignota sino a quel momento anche a lei. Purtuttavia, molte volte, nel corso della lunga serata, essa aveva disperato della sorte e di se stessa; ella non invocava Dio, lo sappiamo, ma aveva fede nel genio del male, questa immensa potenza che regna sovrana sulle minuzie della vita umana e alla quale, come nella favola araba, un chicco di melagrana basta