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virtuoso; c'è dunque   modo di perderlo." E Milady si coricò e si addormentò col sorriso   sulle labbra; chi l'avesse veduta addormentata, l'avrebbe creduta   una giovanetta sognante la corona di fiori che deve mettere sulla   sua fronte in una festa imminente.

   Capitolo 53 SECONDO GIORNO DI PRIGIONIA

   Milady sognava di avere finalmente d'Artagnan fra le mani e di assistere al suo supplizio; ed era la vista del suo sangue odioso che colava dall'ascia del carnefice a disegnare quel delizioso sorriso   sulle sue labbra. Ella dormiva come dorme un prigioniero cullato   dalla sua prima speranza. Il giorno dopo, quando fu aperta la porta   della sua stanza, essa era ancora a letto. Felton era nel corridoio;   conduceva la donna della quale aveva parlato il giorno prima, e che   era appena arrivata. La donna entrò e si avvicinò al letto di Milady,   offrendole i suoi servigi. Milady era abitualmente pallidissima, il suo   colorito poteva dunque trarre in inganno chi la vedesse per la prima   volta. "Ho la febbre" disse "non ho dormito un attimo durante   questa lunga notte, soffro terribilmente: sarete voi più umana di   quanto siano stati con me ieri? Tutto ciò che domando è d'altronde   il permesso di rimanere a letto." "Volete che si chiami un medico?"   domandò la donna. Felton ascoltava questo dialogo senza dir   parola. Milady pensava che più gente le era intorno, più ne avrebbe   potuta impietosire, e la sorveglianza di lord Winter sarebbe   aumentata; d'altronde il medico avrebbe potuto dichiarare che la   malattia era finita, e Milady non voleva, dopo aver perduto la prima   mano, perdere la seconda. "Perché chiamare un medico?" disse.   "Questi signori, ieri, hanno dichiarato che il mio male era una commedia, oggi ripeterebbero la stessa cosa. Se avessero voluto   chiamare un medico, da ieri sera ne avrebbero avuto il tempo."   "Allora" fece

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