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religioni!   Eppure" riprese dopo aver fatto schioccare la lingua contro il palato   "sono brava gente! Ma che diavolo fate, Aramis? Mettete quella lettera in tasca?" "Athos ha ragione" disse d'Artagnan "bisogna   bruciarla e chi sa se il Cardinale non conosce il segreto per leggere   anche nella cenere." "Deve conoscerlo" affermò Athos. "Che cosa   volete fare di quella lettera, allora?" domandò Porthos. "Grimaud,   venite qui" ordinò Athos. Grimaud si alzò e obbedì. "Per punirvi di   aver parlato senza il mio permesso, amico mio, voi mangerete   questo pezzo di carta; poi, per ricompensarvi del servizio che ci   avrete reso, berrete questo bicchiere di vino; ecco la lettera per   cominciare, masticate con energia." Grimaud sorrise, e con gli occhi   fissi sul bicchiere che Athos aveva riempito fino all'orlo, masticò la   carta e l'inghiottì. "Bravo, mastro Grimaud!" esclamò Athos. "Ed ora   prendete questo. Bene, vi dispenso dal ringraziare." Grimaud   tracannò in silenzio il bicchiere di vino di Bordeaux, ma i suoi occhi   levati al cielo durante tutto il tempo che durò questa dolce   occupazione, parlarono un linguaggio che, per quanto muto, non   era meno espressivo. "Ed ora" disse Athos "a meno che il Cardinale non abbia l'ingegnosa idea di far aprire il ventre a Grimaud, credo   che si ossa essere quasi tranquilli." Nel frattempo, Sua Eminenza   continuava la sua malinconica passeggiata, brontolando fra i baffi:   "Bisogna assolutamente che quei quattro uomini divengano miei!"

   Capitolo 52 PRIMO GIORNO DI PRIGIONIA

   Torniamo a Milady che uno sguardo gettato sulle coste di Francia ci   ha fatto perdere di vista. La ritroveremo nella stessa posa di   disperazione in cui la lasciammo, intenta a scavarsi un abisso di   cupe riflessioni, cupo inferno sulla soglia del quale ha quasi lasciato   ogni speranza, giacché per la prima volta ella dubita, per la prima   volta ella teme. In

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