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prendete   con voi il vostro fazzoletto, vi appartenga o no, perché forse vi   potrà servire." "Il signore è Guascone?" chiese Aramis. "Sì. Il signore non rimanda forse la nostra partita per prudenza?" "La   prudenza, signore, è virtù abbastanza inutile per i moschettieri, lo   so, ma è indispensabile per coloro che appartengono alla chiesa, e   siccome non sono moschettiere che provvisoriamente, ci tengo a   restar prudente. Alle due vi aspetterò al palazzo del signor di   Tréville. Là vi indicherò il posto buono." I due giovani si salutarono,   poi Aramis si allontanò risalendo la via che conduceva al   Lussemburgo, mentre d'Artagnan, vedendo che si faceva ormai   tardi, prese la strada dei Carmelitani scalzi, dicendo fra sé:   "Decisamente non potrò cavarmela, ma almeno, se sarò ucciso,   sarò ucciso da un moschettiere."

   Capitolo 5 I MOSCHETTIERI DEL RE E LE GUARDIE DI MONSIGNOR CARDINALE

   D'Artagnan non conosceva nessuno a Parigi. Andò dunque al   convegno di Athos senza secondi, ben deciso ad accontentarsi di   quelli del suo avversario. D'altronde, era sua ferma intenzione di   fare al bravo moschettiere tutte le possibili scuse, senza debolezze,   beninteso, giacché temeva che il risultato di questo duello potesse   essere quello, spiacevole, di tutti gli scontri in cui un uomo giovane   e vigoroso si batte contro un avversario ferito e indebolito: vinto,   egli raddoppia il trionfo dell'avversario; vincitore, è accusato di   fellonia e di facile audacia. Del resto, se abbiamo ben reso il   carattere del nostro cercatore d'avventure, il lettore deve aver   capito che d'Artagnan non era un uomo comune. Per cui, pur   ripetendo a se stesso che la sua morte era inevitabile, non si   adattava a morire con rassegnazione come un altro meno   coraggioso di lui avrebbe fatto nei suoi panni. Egli rifletté sul diverso temperamento di coloro coi quali doveva battersi e cominciò   a

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