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disse l'ufficiale scostandosi dalla   porta e assumendo l'atteggiamento del rispetto e della   sottomissione. Nello stesso tempo la porta si aprì e un uomo   apparve sulla soglia. Era senza cappello, aveva la spada al fianco e   stringeva nervosamente un fazzoletto tra le dita. Milady credette riconoscere quell'ombra nell'ombra; appoggiò una mano al bracciale   della poltrona e sporse il capo come per andare incontro a una   certezza. Allora lo sconosciuto s'avanzò lentamente e, di mano in   mano che s'avanzava entrando nel cerchio di luce proiettato dalla   lampada, Milady indietreggiava involontariamente. Poi, allorché non   ebbe più dubbio, esclamò: "Come, fratello mio, siete voi?…" "Sì,   mia bella signora" rispose lord Winter con un saluto fra il cortese e   l'ironico "proprio io." "Ma allora, questo castello?" "E' il mio."   "Questa camera?" "E' la vostra." "Sono dunque vostra prigioniera?"   "Pressappoco." "Ma è una prepotenza inaudita." "Non dite parolone;   sediamoci e parliamo tranquillamente, come si usa fare tra fratello   e sorella." Poi, volgendosi verso la porta e vedendo che il giovane   ufficiale aspettava i suoi ordini: "Sta bene" disse "vi ringrazio; e ora   lasciateci, signor Felton."

   Capitolo 50 CONVERSAZIONE FRA DUE COGNATI

   Nei pochi istanti che lord Winter impiegò a chiudere la porta, a scostare un imposta e ad avvicinare una sedia alla poltrona di   Milady, questa, sovrappensiero, immerse il proprio sguardo nel   profondo della possibilità, e scoprì tutta la trama che, sino a quando   aveva ignorato in quali mani fosse caduta, non le era stato neanche   possibile intravvedere. Essa conosceva suo cognato, sapeva che era   un bravo gentiluomo, franco cacciatore, giocatore intrepido,   intraprendente con le donne, ma di una forza di molto inferiore alla   sua nel campo dell'intrigo. Come aveva

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