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desiderate." "Vale a dire, signore" riprese d'Artagnan "che voi aspettate ch'io me ne renda degno. Ebbene, potete essere sicuro" aggiunse con la familiarità dei Guasconi "che non aspetterete molto." E salutò mentre stava ritirandosi, come se ormai il resto riguardasse solo lui. "Aspettate dunque" disse il signor di Tréville fermandolo "vi ho promesso una lettera per il direttore dell'Accademia. Siete dunque così orgoglioso da non accettarla, mio giovane gentiluomo?" "No, signore" disse d'Artagnan "e vi assicuro che con questa non mi capiterà come con l'altra. La custodirò così bene che arriverà a destinazione, ve lo giuro, e sventura a colui che tentasse di togliermela!" Il signor di Tréville sorrise a questa fanfaronata; e, lasciando il suo giovane compatriota nel vano della finestra dove si trovavano e dove si era svolto il loro colloquio, andò a sedersi a un tavolo e si mise a scrivere la lettera di raccomandazione promessa. Frattanto d'Artagnan, che non aveva niente di meglio da fare, si mise a battere una marcia sui vetri guardando i moschettieri che se ne andavano gli uni dopo gli altri e seguendoli con gli occhi finché sparivano alla svolta della via. Il signor di Tréville, dopo avere scritta la lettera, la sigillò e, alzatosi, si avvicinò al giovanotto per dargliela, ma nello stesso momento in cui d'Artagnan stendeva la mano per riceverla, il signor di Tréville fu altamente meravigliato di vedere il suo protetto trasalire, arrossire di collera e slanciarsi fuor del gabinetto gridando: "Ah, per Giove! questa volta non mi scapperà!" "Chi mai?" domandò il signor di Tréville. "Il mio ladro!" rispose d'Artagnan. "Ah, traditore!" e disparve. "Diavolo d'un pazzo!" mormorò Tréville. "Purché" aggiunse "non sia questa una maniera assai abile di svignarsela, visto che ha mancato il colpo."
Capitolo 4 LA SPALLA D'ATHOS, LA BANDOLIERA DI PORTHOS E IL FAZZOLETTO