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incominciò a sembrare un po' inquieta, d'Artagnan ne capì la ragione: essa guardava la pendola, Si alzava, si risedeva e sorrideva a d'Artagnan con un'aria che voleva dire: "Voi siete gentilissimo, ma lo sareste ancora di più se ve ne andaste". D'Artagnan si alzò e prese il cappello; Milady gli dette la mano da baciare; il giovane sentì che essa stringeva la sua e non era per un sentimento di civetteria, ma perché gli era riconoscente che si fosse deciso ad andarsene. "Lo ama tremendamente" mormorò. Poi uscì. Questa volta Ketty non era ad attenderlo né in anticamera, né nel corridoio né sotto il portone. D'Artagnan dovette trovare da sé la scala e la cameretta. Ketty era seduta con la testa tra le mani e piangeva. Sentì entrare d'Artagnan ma non rialzò il capo; il giovanotto le si accostò e le prese le mani; allora essa scoppiò in singhiozzi. Come d'Artagnan aveva immaginato, Milady, allorché aveva ricevuto il suo biglietto, presa da una gioia improvvisa, aveva detto tutto alla sua cameriera poi, come ricompensa del modo con cui questa volta aveva eseguito la sua commissione, le aveva regalato una borsa di denaro. Ketty, ritornata in camera sua, aveva gettato la borsa in un angolo dov'era restata aperta tanto che aveva vomitato due o tre monete d'oro sul tappeto. La povera ragazza, alla voce di d'Artagnan, alzò la testa. D'Artagnan fu quasi spaventato dall'espressione sconvolta del suo viso; essa giunse le mani con aria supplichevole, ma senza pronunziare una parola. Per quanto poco sensitivo fosse il suo cuore, d'Artagnan si sentì intenerito da quel muto dolore; ma egli teneva troppo ai suoi progetti, e soprattutto a questo, per cambiare qualche cosa al programma fatto in anticipo. Non lasciò dunque a Ketty nessuna speranza circa la possibilità di commuoverlo, e si limitò a presentarle la sua azione come una semplice vendetta. Questa vendetta, d'altronde, diventava tanto più