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ditemi, che cosa volete?"   "Niente, tanto è lo stesso che se vi domandassi qualche cosa." La   procuratrice si attaccò al braccio di Porthos e, nello slancio del suo   dolore, esclamò: "Signor Porthos, io non m'intendo di certe cose;   che volete che sappia io di cavalli? che so io di finimenti?"   "Bisognava lasciar fare a me, che me ne intendo; ma voi avete   voluto risparmiare e, di conseguenza, prestare a usura." "E' un   torto, signor Porthos, ma io lo riparerò, sulla mia parola d'onore."   "E come?" "Ascoltate! Questa sera, il signor Coquenard andrà dal   duca di Chaunels che l'ha mandato a chiamare. Si tratta di un   consulto che durerà almeno due ore. Venite, saremo soli, e faremo i   nostri conti." "Alla buon'ora! Questo si chiama parlare, mia cara."   "Mi perdonate?" "Vedremo" disse Porthos dignitosamente. E i due   amanti si separarono dicendo a una voce: 'A questa sera'. "Diavolo"   penso Porthos "se non mi sbaglio, sto finalmente avvicinandomi alla   cassaforte di mastro Coquenard."

   Capitolo 35 DI NOTTE TUTTI I GATTI SONO BIGI

   La sera attesa con tanta impazienza da Porthos e da d'Artagnan   arrivò finalmente. D'Artagnan, come era solito fare, si presentò   verso le nove in casa di Milady e la trovò di un umore delizioso; ella   non lo aveva mai ricevuto con più effusione. Il Guascone capì di   primo acchito che il suo biglietto era stato consegnato e che questo   biglietto faceva il suo effetto. Ketty entrò e portò dei gelati; la sua   padrona le fece un viso grazioso e l'accolse col più radioso dei suoi   sorrisi; ma, ahimè, la povera figliuola era tanto triste che non si   accorse neppure della benevolenza di Milady. D'Artagnan guardava   una dopo l'altra a queste due donne ed era costretto a confessare a   se stesso che la natura aveva sbagliato nel foggiarle; aveva dato   alla gran dama un'anima venale e alla cameriera aveva assegnato il   cuore di una duchessa. Alle dieci Milady

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