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"Ma… signora" disse fieramente Porthos "sono forse un villano?" "No, dicevo soltanto che un bel muletto vale quanto un cavallo e pensavo che procurandovi un bel muletto per Mousqueton…" "E vada per un bel muletto!" esclamò Porthos. "Avete ragione. Ho visto dei gran signori spagnoli che viaggiavano con un ricco seguito di servi tutti montati su muli. Però voi capite, signora Coquenard, è necessario che il mulo sia ben impennacchiato e con molti sonagli." "Quanto a questo state tranquillo" disse la procuratrice. "Rimane la mia valigia" riprese Porthos. "Oh, di questo non preoccupatevi!" esclamò la signora Coquenard. "Mio marito ha cinque o sei valige e sceglierò la migliore; ce n'è una ch'egli preferiva nei suoi viaggi, e che è così grande da contenere il mondo intiero." "E dunque vuota questa valigia?" chiese ingenuamente Porthos. "Certamente" rispose la signora con altrettanta ingenuità. "Ah, ma la mia valigia deve essere una valigia ben fornita, mia cara!" La signora Coquenard sospirò di nuovo. Molière non aveva ancora scritto la sua famosa scena dell'Avaro; la signora Coquenard ha dunque la precedenza su Arpagone. Anche il resto dell'equipaggiamento fu discusso nello stesso modo; e il risultato della scena fu che la procuratrice avrebbe chiesto un prestito di ottocento lire in denaro liquido a suo marito e fornito il cavallo e il mulo che avrebbero avuto l'onore di portare Porthos e Mousqueton alla gloria. Stabilite queste condizioni, fissati gli interessi e l'epoca del rimborso, Porthos si congedò dalla signora Coquenard. Questa avrebbe voluto trattenerlo facendogli gli occhi dolci; ma Porthos mise innanzi le esigenze del servizio, e la procuratrice dovette rassegnarsi a cedere il passo al Re. Il moschettiere rincasò con una fame da lupo e di pessimo umore.
Capitolo 33 CAMERIERA E PADRONA