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d'Artagnan desiderava più di ogni altra al mondo, non tenendo conto s'intende del desiderio di ritrovare la signora Bonacieux, egli corse tutto felice dai suoi camerati, che aveva lasciati appena da mezz'ora e che trovò molto tristi e preoccupati. Erano riuniti in consiglio da Athos: il che era sempre segno di circostanze di una certa gravità. Il signor di Tréville li aveva fatti avvertire di come sua Maestà avesse stabilito di entrare in campagna il primo maggio, per cui essi dovevano preparare immediatamente i loro equipaggiamenti. I quattro filosofi si guardarono con stupore; il signor di Tréville non scherzava per quanto riguardava la disciplina. "E quanto pensate che costino questi equipaggiamenti?" chiese d'Artagnan. "Oh! c'è poco da scherzare" riprese Aramis "abbiamo fatto i conti con una tirchieria da Spartani, e ci occorrono mille cinquecento lire per ciascuno." "Quattro volte quindici, sessanta, sono dunque seimila lire" disse Athos. "A me sembra" osservò d'Artagnan "che con mille lire per ciascuno… è vero che parlo non da Spartano, ma da procuratore…" La parola procuratore risvegliò Porthos. "Ho un'idea" disse. "E' già qualche cosa; io non ho neppure quella" disse freddamente Athos "ma quanto a d'Artagnan, la felicità di essere dei nostri, lo ha reso pazzo; mille lire! ne occorrono duemila solo per me!" "Quattro per due otto" disse allora Aramis "sono dunque ottomila lire che ci occorrono per equipaggiarci, visto che abbiamo già le selle." "E in più" disse Athos dopo aver aspettato che d'Artagnan che doveva ringraziare il signor di Tréville avesse chiusa la porta "quel bel diamante che brilla al dito del nostro amico. Che diamine! D'Artagnan è un troppo buon amico per lasciare dei fratelli nell'imbarazzo mentre porta al suo dito medio il riscatto di un re".
Capitolo 29 LA CACCIA ALL'EQUIPAGGIAMENTO