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saputo chi   fosse quel miserabile?" "Era certamente il primo amante e il complice della bella; un brav'uomo, che si era finto prete forse per maritare la sua amante e assicurarle un avvenire. Sarà stato   arrestato vivo, spero." "Oh! Mio Dio! Mio Dio!" esclamò d'Artagnan   scosso. "Mangiate un po' di questo prosciutto, d'Artagnan, è   squisito" disse Athos tagliandone una fetta che mise sul piatto del   giovanotto. "Che disgrazia non ce ne fossero neanche quattro come   queste in cantina! Avrei bevute cinquanta bottiglie in più."   D'Artagnan non poteva più resistere a questa conversazione che lo   avrebbe fatto impazzire; lasciò cadere la testa fra le mani e finse di   addormentarsi. "I giovanotti non sanno più bere" disse Athos   guardandolo con pietà "eppure questo è fra i migliori."

   Capitolo 28 RITORNO

   D'Artagnan era rimasto sbalordito dalla terribile confidenza di   Athos; ma molte cose gli sembravano ancora oscure in quella   mezza rivelazione. Prima di tutto essa era stata fatta da un uomo   completamente ubbriaco a un altro che lo era a metà, e tuttavia,   nonostante quel non so che di vago che il fumo di due o tre   bottiglie di Borgogna fa salire al cervello, al mattino seguente,   svegliandosi, d'Artagnan aveva presente ogni parola di Athos come   se, a misura che erano cadute dalle sue labbra, esse si fossero   impresse nel suo spirito. Il dubbio che aveva in sé gli diede il   desiderio di arrivare ad una certezza, per cui si trasferì nella   camera dell'amico con la ferma intenzione di riallacciare la conversazione del giorno prima; ma trovò un Athos tornato   pienamente in sé, vale a dire il più sottile e il più impenetrabile   degli uomini. D'altronde il moschettiere, dopo avere scambiato con   lui una stretta di mano, venne per primo incontro al suo pensiero.   "Ero ben ubbriaco ieri, mio caro d'Artagnan" disse "me ne sono reso   conto stamane dalla mia

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