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dei Re" disse   d'Artagnan "se volete fargli una cortesia: 'non inutile desiderium in   oblatione'." "Vattene al diavolo col latino! Caro d'Artagnan,   beviamo, beviamo molto e raccontami ciò che si fa laggiù."

   Capitolo 27 LA MOGLIE DI ATHOS

   "Ora bisogna avere notizie di Athos" disse d'Artagnan al brioso   Aramis, dopo che l'ebbe messo al corrente di ciò che era successo   alla capitale dalla loro partenza in poi e dopo che un eccellente   pranzo ebbe fatto dimenticare all'uno la tesi, all'altro la stanchezza.   "Pensate che gli sia successa qualche disgrazia?" chiese Aramis.   "Athos è così freddo, così valoroso e maneggia così bene la spada!"   "Certamente, e nessuno più di me ammira il coraggio e l'abilità di   Athos; ma preferisco sentire sulla lama della mia spada l'urto delle   lance che quello dei bastoni; ho paura che Athos sia stato strigliato   dal servidorame, e i servi sono gente che picchia forte e non la   smette facilmente. Ecco perché, lo confesso, vorrei partire più   presto che fosse possibile." "Cercherò di accompagnarvi" disse   Aramis "quantunque non mi senta ancora abbastanza forte per   restare a cavallo. Ieri cercai di disciplinarmi con quell'arnese che   vedete appeso al muro, e il dolore mi impedì di continuare questo   pio esercizio." "Mio caro, non si è mai sentito dire che si guarisca da   una fucilata curandola con lo staffile; ma voi eravate malato e le   malattie indeboliscono il cervello, questa è la vostra scusa." "E   quando partite?" "Domani, sul fare del giorno; riposate bene stanotte e domattina, se lo potrete partiremo assieme." "A domani   dunque" disse Aramis "perché sebbene voi siate di ferro, dovete   aver bisogno di riposo." Il giorno dopo, allorché d'Artagnan entrò da   Aramis, lo trovò alla finestra. "Che cosa guardate?" gli domandò   d'Artagnan. "In fede mia, ammiro quei tre magnifici cavalli che i   garzoni di stalla tengono per la

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