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mani di quattro uomini che l'accusavano di essere un   falsario e come egli stesso, d'Artagnan, fosse stato costretto a   passare sul corpo del conte di Wardes per potere arrivare in   Inghilterra. Ma a questo punto le confidenze di d'Artagnan si   arrestarono, annunziò soltanto che dall'Inghilterra aveva portato   quattro magnifici cavalli: uno per sé e gli altri uno per ciascuno per   i suoi tre amici; poi terminò avvertendo Porthos che quello che gli   era destinato era già nella scuderia dell'albergo. In quel mentre   entrò Planchet per avvertire il padrone che i cavalli erano   sufficientemente riposati e che sarebbe stato possibile andare a   dormire a Clermont. Siccome d'Artagnan era ormai pressoché tranquillo sul conto di Porthos ed era ansioso di avere notizie degli altri suoi due amici, tese la mano al malato e lo prevenne che si rimetteva in viaggio per continuare le sue ricerche. D'altronde,   poiché faceva conto di tornare per la stessa strada, se di lì a sette   od otto giorni Porthos era ancora all'albergo del Gran San Martino,   lo avrebbe preso con sé al passaggio. Porthos rispose che molto   probabilmente la sua lussazione non gli avrebbe permesso di   lasciare l'albergo prima d'allora e che d'altronde era costretto a   rimanere a Chantilly per aspettare una risposta della sua duchessa.   D'Artagnan gli augurò una risposta sollecita e soddisfacente, e dopo   aver raccomandato Porthos a Mousqueton e pagato l'albergatore, si   rimise in cammino con Planchet, già sbarazzato di uno dei suoi   cavalli.

   Capitolo 26 LA TESI DI ARAMIS

   D'Artagnan non aveva parlato a Porthos né della sua ferita, né della sua procuratrice. Era un ragazzo giudiziosissimo, il nostro   Bearnese, sebbene fosse tanto giovane. Ne consegue che aveva   finto di credere a tutto quanto gli aveva raccontato l'orgoglioso   moschettiere, convinto che

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