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imprevisti, e arriviamo a dodici." "Ebbene, signor duca" disse il Re "avete fatto i vostri calcoli ?" "Sì, Sire: oggi è il 20 settembre, gli scabini della città danno una festa il 3 di ottobre. La cosa si   combina a perfezione, perché così non avrete l'aria di voler   rabbonire la Regina." Poi il Cardinale aggiunse: "A proposito, Sire,   non dimenticate di dire a Sua Maestà, il giorno precedente la festa,   che voi desiderate vedere come le stiano i suoi fermagli di   diamanti."

   Capitolo 17 I CONIUGI BONACIEUX

   Era la seconda volta che il Cardinale ritornava sulla questione dei fermagli di diamanti col Re. Luigi Tredicesimo fu dunque sorpreso   da questa insistenza e pensò che questa raccomandazione   nascondesse qualche mistero. Più d'una volta il Re era stato   umiliato per il fatto che il Cardinale, la cui polizia, senza avere   ancora raggiunta la perfezione della polizia moderna, era   eccellente, fosse meglio informato di lui di quanto avveniva tra lui e   la Regina. Sperò dunque, grazie a una conversazione con Anna   d'Austria, di avere da lei qualche lume in proposito, e di poter   tornare poi da Sua Eminenza con un segreto qualsiasi che, noto o   ignoto a quest'ultimo, lo avrebbe in ogni modo rialzato   infinitamente ai suoi occhi. Andò dunque a trovare la Regina e, secondo il solito, cominciò col minacciare coloro che le stavano d'intorno. Anna d'Austria abbassò la testa, lasciò scorrere il torrente senza rispondere, nella speranza che alla fine si arrestasse; ma non   era questo che desiderava Luigi Tredicesimo; egli voleva una   discussione dalla quale scaturisse una luce qualsiasi, giacché era   convinto che il Cardinale avesse qualche intenzione recondita e gli   preparasse una di quelle sorprese terribili di cui egli solo aveva il   segreto. Ed egli giunse allo scopo persistendo nelle accuse. "Ma"   gridò infine Anna

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