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Ma spicciamoci   perché il Re può cambiare ancora d'avviso e, in fin dei conti, è più   difficile rimettere alla Bastiglia o al Fortl'Eveque un uomo che ne è   uscito, che conservarci un prigioniero di cui si è già in possesso." Il   signor di Tréville entrò trionfalmente a Fort-l'Eveque, e liberò il   moschettiere che era, come sempre, perfettamente indifferente e   tranquillo. Poi, la prima volta che rivide d'Artagnan, gli disse: "L'avete scampata bella; ecco pagata la vostra ferita a Jussac.   Resta ancora quella di Bernajoux, ma sarà bene non ve ne fidiate   troppo." D'altronde il signor di Tréville aveva ragione di diffidare del   Cardinale e di pensare che tutto non era finito, perché non appena   il capitano dei moschettieri ebbe chiuso la porta dietro di sé, Sua   Eminenza disse al Re: "E ora che siamo noi due soli. se Vostra   Maestà lo vuole, parleremo seriamente. Sire, il duca di Buckingham   era a Parigi da cinque giorni ed è ripartito solo stamane."

   Capitolo 16 IN CUI IL GUARDASIGILLI SEGUIER CERCA PIU' VOLTE DI SUONARE

LA CAMPANA, COME FACEVA IN ALTRI TEMPI
   E' impossibile farsi un'idea dell'impressione che quelle parole produssero su Luigi Tredicesimo. Egli arrossì e impallidì successivamente, e il Cardinale comprese di aver riconquistato in   un attimo tutto il terreno perduto. "Il signor di Buckingham a   Parigi!" esclamò "e che cosa è venuto a fare?" "Certamente a   cospirare coi vostri nemici, gli Ugonotti e gli spagnuoli." "No,   perbacco, no! Egli è venuto a cospirare contro il mio onore con la   signora di Chevreuse, la signora di Longueville e i Cordé!" "Oh!   Quale idea, Sire! La Regina è troppo retta e ama troppo Vostra   Maestà!" "La donna è debole, signor Cardinale; e quanto all'amarmi   troppo, la mia opinione in proposito è fatta da un pezzo." "Tuttavia,   io sostengo ugualmente che il duca di Buckingham è venuto a

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