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signore" disse d'Artagnan che aveva approfittato del momento in cui era rimasto solo per far retrocedere l'orologio di tre quarti d'ora "ma credevo, visto che sono solamente le nove e venticinque, d'essere ancora in tempo per presentarmi a casa vostra." "Le nove e venticinque!" esclamò il signor di Tréville guardando la pendola "ma è impossibile!" "Eppure il vostro stesso orologio ne fa fede!" rispose d'Artagnan. "E' vero" disse il signor di Tréville "ma avrei giurato che fosse assai più tardi! Ebbene, ditemi che desiderate." Allora d'Artagnan raccontò al signor di Tréville una lunga storia a proposito della Regina. Gli espresse i timori che aveva concepito per Sua Maestà, gli raccontò ciò che aveva udito raccontare dei disegni del Cardinale riguardo a Buckingham, e tutto ciò con una tranquillità e una faccia tosta che convinsero tanto più il signor di Tréville, in quanto egli stesso, come si è detto, aveva notato qualche cosa di nuovo tra il Cardinale, il Re e la Regina. Sonavano le dieci quando d'Artagnan lasciò il signor di Tréville, che lo ringraziò delle sue informazioni, gli raccomandò di essere sempre pronto per il servizio del Re e della Regina e rientrò nel suo salotto. Ma giunto in fondo alle scale, d'Artagnan ricordò di aver dimenticato il bastone: risalì precipitosamente, rientrò nello studio, e con un colpetto del dito, rimise a punto l'orologio perché il giorno dopo nessuno potesse notare che era stato toccato; poi, ormai sicuro del proprio alibi, scese le scale e si trovò subito in strada.
Capitolo 11 L'IMBROGLIO SI ANNODA
Compiuta la visita al signor di Tréville, d'Artagnan, tutto preso dai suoi pensieri, scelse la via più lunga per tornare a casa. A che cosa pensava d'Artagnan che si scostava così dalla sua strada e guardava le stelle ora sospirando ora sorridendo? Pensava alla signora Bonacieux. Per